L’Amfiparnaso

Posted on Oct 13, 2011 in Programs

L’Amfiparnaso

 commedia armonica di Orazio Vecchi

 ORAZIO VECCHI Amfiparnaso (1597)

(1550-1605)

L’HOMME ARME’

Fabio Lombardo, direzione

 Paolo Hendel, voce narrante

 

 

L’Amfiparnaso può essere considerato il punto culminante di una tendenza dell’epoca secondo la quale si riteneva di potere raggiungere il massimo dell’espressione nell’accostamento di affetti diversi, ed in particolare nel contrasto tra il “grave” e il “piacevole”. L’inedito accoppiamento dei due Parnasi, “di Commedia & di Musica”, al quale il titolo (doppio Parnaso) fa riferimento, poteva riuscire solo all’ingegno di un compositore particolare quale il modenese Orazio Vecchi, e alla sua scelta di non “dar repulsa à quei pensieri Musicali, che per naturale inclinatione” gli si offrivano nella loro ricchezza all’intelletto. Grazie ad una sorta di virtuosismo compositivo egli riesce a riunire in forma in qualche modo narrativa tutta una serie di variegati e contrastanti elementi; primo fra tutti l’utilizzo di “diversi linguaggi”, sia sul piano letterario (i vari personaggi parlano lingue e dialetti diversi: bergamasco, veneziano, spagnolo, bolognese …) sia sul piano musicale, accostando madrigali di carattere grave a canzonette che riecheggiano stili musicali diversi, come ad per esempio, giustiniane di area veneziana, cadenze e intonazioni spagnoleggianti, villotte alla padovana, grechesche, ecc.. E questo con il preciso disegno di caratterizzare e distinguere i vari personaggi della vicenda.

Le vicende dei vari personaggi sono intenzionalmente assemblate in forma di scene variamente delineate: facendo “gran risparmio di sentenze”, alcuni momenti sono appena accennati e altri più ampiamente definiti, in modo da rispondere all’intento di rappresentare alcuni momenti della vita quotidiana. Infatti, come scrive l’autore rivolgendosi ai lettori della prima edizione a stampa (1597), l’opera “rappresenta sotto diverse persone, quasi tutte le attioni dell’huomo privato, la onde come specchio dell’humana vita, ha per fine non meno l’utile, che’l diletto, e non il movere solamente à riso, come forse alcuni si faranno à credere”. Il luogo rappresentato è “il gran Theatro del mondo” che “si mira con la mente, dov’entra per l’orecchie, e non per gl’occhi”.